Puntata del 25 marzo 2025 ospite Roberto Toschi Corneliani
Sentirsi dire dal veterinario che il proprio cane o gatto ha un “soffio al cuore” genera spesso ansia e confusione. Ma cosa significa esattamente? È sempre grave? Come si gestisce e quali sono le aspettative di vita? Per fare chiarezza su queste domande cruciali, abbiamo approfondito l’argomento con il Dottor Roberto Toschi Corneliani, co-fondatore e Primario del reparto di Cardiologia della Clinica San Francesco di Milano, intervenuto durante la trasmissione “Quattro Zampe in Famiglia” su Radio Atlanta.
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ToggleCos’è esattamente un soffio al cuore? Non è una malattia
Il primo punto fondamentale chiarito dal Dott. Toschi è che il soffio al cuore non è una malattia in sé, ma un segno clinico.
“Il soffio cardiaco è un rumore”, spiega il cardiologo. È il suono prodotto da una turbolenza del sangue all’interno del cuore. Mentre un cuore sano ha un suono pulito (il classico “ta-tum”), la presenza di un soffio indica un’anomalia che va indagata.
Un errore comune è pensare che un soffio in un animale anziano sia “normale” o “fisiologico”. Il Dott. Toschi è categorico: un soffio è sempre un’anomalia e richiede un approfondimento per capirne la causa e la gravità (la cosiddetta “stadiazione”).
Le grandi differenze tra cane e gatto
Sebbene il segno (il soffio) possa sembrare simile, le cause e la presentazione della malattia sono molto diverse tra le due specie.
Soffio al cuore nel cane
Nei cani, la patologia più frequente è la degenerazione della valvola mitrale. Si tratta di una condizione molto diffusa che, secondo il Dott. Toschi, coinvolge circa il 10% dell’intera popolazione canina.
Soffio al cuore nel gatto: un nemico silenzioso
Nei gatti, il problema più comune è la cardiomiopatia (una malattia del muscolo cardiaco). I dati sono allarmanti: si stima che 1 gatto su 5 (o 1 su 7) ne sia affetto, spesso senza che il proprietario se ne accorga.
Il Dott. Toschi sottolinea un punto cruciale per i proprietari di felini: il gatto è un predatore e tende a nascondere i sintomi della malattia. Potrebbe semplicemente ridurre la sua attività fisica, un segnale difficile da cogliere.
Il dato più importante è che circa il 50% dei gatti cardiopatici non presenta un soffio cardiaco udibile alla visita. Questo significa che molti gatti malati sembrano sani a un controllo di routine.
Come capire se il cane o gatto ha un problema al cuore: i sintomi da osservare
Se il soffio non è sempre presente (specialmente nei gatti), quali sono i segnali di allarme che un proprietario deve monitorare?
Il falso mito della tosse
Molti proprietari associano la tosse ai problemi cardiaci. Sebbene possa essere correlata, il Dott. Toschi avverte che il sintomo davvero distintivo di uno scompenso cardiaco (cioè un peggioramento) non è la tosse, ma l’aumento della frequenza respiratoria (respiro affannoso).
Il sintomo chiave: la frequenza respiratoria a riposo
“Questo è l’unico elemento che ci permette di capire se il nostro paziente… sta peggiorando”, afferma il cardiologo. I proprietari possono (e dovrebbero) essere istruiti a monitorare questo parametro a casa.
Come misurare il respiro del tuo animale:
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Fallo quando l’animale è completamente a riposo (meglio ancora se dorme).
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Guarda il torace: conta quante volte si alza (un ciclo completo di inspirazione ed espirazione conta come 1 atto).
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Conta gli atti respiratori in un minuto (o in 10 secondi e moltiplica per 6).
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Il valore limite: 30 atti al minuto. Se il tuo animale, a riposo, supera costantemente i 30 respiri al minuto, è un segnale di allarme che richiede un controllo veterinario urgente. (La normalità è spesso 16-18 atti).
Altri sintomi (spesso tardivi)
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Cani: Calo della vivacità, difficoltà a fare esercizio.
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Gatti: Respirare a bocca aperta (un sintomo molto grave e non normale nel gatto), non mangiare, movimento “altalenante” dell’addome e del torace durante il respiro (sintomo avanzato).
La diagnosi corretta: perché serve l’ecocardio
L’auscultazione (sentire il soffio) è solo il primo passo. Per capire la causa, la gravità e impostare la terapia corretta, lo strumento diagnostico fondamentale è l’ecocardiogramma (ecocardio).
Questo esame specialistico è l’unico modo per “vedere” il cuore, misurare il suo ingrandimento e valutare la funzionalità delle valvole.
Il Dott. Toschi raccomanda fortemente di eseguire un ecocardio come screening prima di qualsiasi anestesia, anche per procedure di routine come la sterilizzazione o la pulizia dei denti. Questo permette di identificare patologie occulte (specialmente nei gatti) e affrontare l’anestesia con maggiore sicurezza.
Prognosi e cura: come si gestisce un animale cardiopatico
La domanda che ogni proprietario si pone è: “Quanto vivrà il mio animale?”. Il Dott. Toschi spiega che non si parla quasi mai di guarigione, ma di gestione e qualità della vita.
La terapia (solitamente in pastiglie) dipende dalla “stadiazione” della malattia:
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Terapia (Cani): Nel caso della degenerazione mitralica, la terapia non si inizia quando si sente il soffio, ma quando l’ecocardio mostra che il cuore inizia a ingrandirsi (rimodellarsi). L’obiettivo è ritardare il più possibile l’insorgenza dei sintomi di scompenso.
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Terapia (Gatti): La gestione è più complessa. Nella fase asintomatica, la terapia può mirare a prevenire le complicazioni più gravi, come il tromboembolismo (un coagulo di sangue).
Si può operare?
Per le patologie congenite (presenti dalla nascita) esistono interventi, anche mininvasivi. Per la degenerazione della valvola mitrale (la più comune nel cane), l’intervento di riparazione non è una procedura di routine. Come ricorda il Dott. Toschi, è molto complesso e costoso, e il maggior esperto mondiale in questo campo opera in Giappone.
La gestione della terapia, specialmente nel gatto, può essere difficile, ma è fondamentale per garantire la migliore qualità di vita possibile.