Insufficienza renale gatto: sintomi, dieta e medicina integrata
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Gatti con insufficienza renale: sintomi, dieta e l'approccio della medicina integrata

Puntata del 10 giugno 2025 ospite Antonella Caggegi

L’insufficienza renale cronica (irc) è, purtroppo, una delle patologie più comuni e una delle principali cause di morte nei gatti anziani. Come sottolineato nell’intervento della Dottoressa Antonella Caggegi, esperta veterinaria in medicina integrata, si tratta della patologia “in antonomasia” del gatto, specialmente sopra i 10 anni.

Sebbene la medicina tradizionale offra degli strumenti, spesso “si ferma” di fronte a questa condizione. Oggi, però, un approccio di medicina integrata può affiancarsi alle cure classiche, non per sostituirle, ma per migliorare drasticamente la qualità della vita dell’animale, gestendo i sintomi e sfatando molti miti, anche riguardo all’alimentazione.

I sintomi: come capire se il gatto ha problemi ai reni

Riconoscere i primi segnali è fondamentale. I gatti con insufficienza renale manifestano sintomi molto chiari, anche se a volte subdoli.

Se il tuo gatto, specialmente se anziano, mostra questi cambiamenti, è necessaria una visita veterinaria:

  • Inappetenza e nausea: è uno dei segnali principali. Il gatto mangia meno o rifiuta il cibo.

  • Polidipsia e poliuria: il gatto beve molto più del solito e, di conseguenza, urina molto di più (spesso la lettiera è più pesante).

  • Dimagrimento: l’animale perde peso, prima massa grassa e poi massa magra, apparendo più debole.

  • Pelo brutto: il mantello perde lucidità, appare opaco, arruffato e, come descritto dalla dottoressa, può presentarsi “a mazzetti”.

  • Vomito: può diventare più frequente.

La diagnosi e i limiti della terapia tradizionale

La diagnosi di insufficienza renale avviene tramite esami del sangue (per controllare valori come creatinina e azotemia), ecografia e misurazione della pressione.

La Dott.ssa Caggegi spiega che, una volta confermata la diagnosi, la medicina tradizionale spesso si limita a un protocollo standard che include:

  1. cibo “renal”, una dieta specifica a basso contenuto di fosforo.

  2. integratori, Ad esempio, chelanti del fosforo.

  3. flebo sottocute, per idratare l’animale.

Il problema? Molti gatti rifiutano il cibo Renal e iniziano a non mangiare, peggiorando la situazione. Inoltre, se il rene ormai non filtra più bene, l’idratazione forzata con le flebo potrebbe non essere efficace come si spera.

La medicina integrata: un approccio per la qualità della vita

È qui che entra in gioco la medicina integrata (o “medicina fisiologica di regolazione”), un approccio che la Dott.ssa Caggegi utilizza da oltre 26 anni.

L’obiettivo non è sostituire la cura, ma affiancarla.

L’obiettivo primario cambia: non è più solo la durata della vita, ma la sua qualità. Il focus è sulla centralità del paziente, non della patologia. Cinque gatti con la stessa malattia non sono uguali e non devono seguire lo stesso identico protocollo.

La medicina integrata agisce su più fronti, principalmente:

  • togliere la nausea, utilizzando farmaci biologici e omotossicologici, si lavora per eliminare il sintomo che impedisce al gatto di mangiare.

  • sostenere l’organismo, si lavora per “sfruttare quello che sta bene e tenere un attimo a riposo il rene”, aiutando altri organi (come l’intestino, sede del microbiota) a drenare le tossine.

  • gestire gli effetti collaterali, anche se si usano farmaci tradizionali, l’approccio integrato aiuta a modularne gli effetti negativi.

Il risultato è un paziente che, pur avendo una patologia cronica, riprende a mangiare, sta meglio e, come dice la dottoressa, “si consuma come una candela”, vivendo bene fino alla fine, senza l’accanimento terapeutico.

Alimentazione del gatto con insufficienza renale: sfatiamo i miti

Uno dei punti più importanti emersi dall’intervista è la gestione della dieta. Se un gatto con insufficienza renale non mangia, deperisce rapidamente.

Ecco i miti da sfatare e i consigli pratici della Dott.ssa Caggegi:

Mito 1. Deve mangiare solo cibo “renal”

Falso. L’importante è che il gatto mangi. Se rifiuta il renal, è preferibile dargli il suo cibo commerciale preferito (anche quello più semplice ed economico) piuttosto che lasciarlo a digiuno.

Mito 2.  Le proteine (carne) fanno male ai reni

Falso. La Dott.ssa Caggegi è categorica: “se sono un carnivoro, non ti posso far diventare vegetariano”. Il gatto è un carnivoro obbligato e ha bisogno di proteine.

Il consiglio pratico

Per garantire l’idratazione (spesso più efficace delle flebo), il consiglio è di usare cibo umido (scatolette) aggiungendo un paio di cucchiai di acqua tiepida. La temperatura ideale è quella che la dottoressa, citando nutrizionisti americani, definisce “temperatura topo morto” (cioè tiepido, non freddo da frigo). Questo rende il cibo più appetibile, ne aumenta l’odore e aiuta l’idratazione.

Loredana Verga
Author: Loredana Verga

Ultimo aggiornamento: 10/11/2025

Domande frequenti (FAQ)

È un sintomo chiave della malattia. I reni non riescono più a filtrare e a trattenere i liquidi correttamente (“non filtra, non funziona”). L’organismo cerca di compensare bevendo di più, ma il liquido viene espulso rapidamente, rischiando la disidratazione.

I sintomi più comuni sono: nausea, inappetenza, vomito, dimagrimento progressivo e un pelo che appare brutto, opaco e “a mazzetti”.

No, le crocchette non sono la causa diretta della malattia, ma un’alimentazione basata solo sul secco potrebbe non essere ideale perchè il gatto tende a bere molto poco. È preferibile che il gatto mangi anche cibo umido.

Non propriamente. Come un motore, i reni sono organi destinati all’usura con il tempo. Non si può prevenire l’invecchiamento dell’organo, ma si può (e si deve) intervenire ai primi sintomi (pelo brutto, beve di più) per “rallentare il processo”, che è irreversibile ma può essere gestito.

Come spiegato dalla dottoressa Gaggegi, non è una medicina “non convenzionale”, ma un approccio che affianca la medicina tradizionale. Usa terapie come l’omotossicologia per gestire gli effetti collaterali, supportare l’intero organismo (ad esempio il sistema immunitario) e migliorare la qualità di vita dove la cura tradizionale si ferma.

No. La medicina integrata non ha controindicazioni ed è particolarmente adatta per pazienti delicati come gli anziani, perché aiuta a gestire i sintomi e a riequilibrare l’organismo (ad esempio partendo dal microbiota intestinale) senza gli effetti collaterali dei farmaci tradizionali.

No. La priorità assoluta è che il gatto mangi per non deperire. Se il gatto rifiuta il cibo medicale (Renal), è molto meglio dargli il suo cibo preferito, qualunque esso sia, anche il più semplice ed economico, per stimolare l’appetito.

Questo è un mito da sfatare. E’ opportuno ricordare che il gatto è un “carnivoro obbligato” e non può diventare vegetariano. Ha bisogno di proteine. L’approccio integrato gestisce l’equilibrio senza eliminare drasticamente le proteine.

Il consiglio pratico della Dott.ssa Caggegi è di usare cibo umido (scatolette) e aggiungere sempre “un paio di cucchiai di acqua tiepida”. Questo porta il cibo alla cosiddetta “temperatura topo morto”, che risulta più appetibile, stimola l’olfatto (il “flavor”) e aiuta l’idratazione.

Non è possibile fare una stima cronologica precisa, ma il focus deve essere spostato dalla quantità alla qualità della vita. Un gatto gestito con un approccio integrato, che mangia e non ha nausea, può vivere bene la sua anzianità, “consumandosi come una candela”, ovvero spegnendosi gradualmente senza sofferenza.

Le informazioni presenti su www.quattrozampeinfamiglia.it sono fornite allo scopo di integrare, non sostituire, le indicazioni del veterinario e del professionista di riferimento.

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