Randagismo in Sicilia: la testimonianza di chi lotta ogni giorno
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Randagismo in Sicilia: la testimonianza di chi lotta ogni giorno

Puntata del 6 gennaio 2026 ospite Mariella Blanco

Il randagismo in Sicilia è un’emergenza costante, una battaglia quotidiana combattuta da eroi silenziosi che dedicano la loro vita a salvare animali in difficoltà. Per comprendere a fondo questa realtà, abbiamo intervistato Mariella Blanco, presidente dell’associazione “I randagi di Niscemi” in provincia di Caltanissetta. Con 18 anni di volontariato attivo alle spalle, Mariella ci offre uno sguardo autentico e toccante sulle sfide e le soddisfazioni di chi opera in prima linea contro l’abbandono.

Chi sono e cosa fanno i randagi di Niscemi

L’associazione “I randagi di Niscemi” è stata costituita ufficialmente tre anni fa, ma nasce da un impegno quasi ventennale della sua fondatrice. “Di fatto l’associazione è di giovane costituzione”, spiega Mariella, “però di volontariato sulle mie spalle ho già ben 18 di anni”. Non si tratta di un canile convenzionale, ma di una realtà unica nel suo genere. “Noi non siamo degli strutturati, nel senso che non abbiamo un canile, non siamo un rifugio. Io ho la fortuna di avere questa piccola casetta in campagna con tantissimo terreno attorno”. Questa oasi, creata con fatica e dedizione da Mariella e suo marito, ospita attualmente 48 cani che vivono liberi in ampi spazi sicuri, lontani dai pericoli della strada e dal trauma di un box. Un impegno totale, sostenuto unicamente da sacrifici personali e dalla generosità di chi decide di aiutarli.

La dura realtà del randagismo in Sicilia

Affrontare il fenomeno del randagismo in Sicilia significa scontrarsi con difficoltà enormi, spesso in totale solitudine. L’associazione di Mariella non riceve alcun supporto istituzionale: “Non siamo convenzionati con il Comune, non siamo appoggiati da nessuno, dunque tutto quello che abbiamo fatto è stato frutto di grande fatica e sacrificio“. Questo si traduce in una lotta quotidiana per garantire cibo, cure e un futuro a decine di animali. Il lavoro dei volontari va oltre il semplice recupero: si trovano a gestire situazioni complesse, spesso ignorate da tutti gli altri. “Tante volte sentiamo il peso della responsabilità”, racconta Mariella, “perché purtroppo a Niscemi siamo in pochissimi ad occuparci dei cani in difficoltà”.

Le principali sfide quotidiane

  • Mancanza di un canile strutturato: l’associazione opera su un terreno privato, con strutture di fortuna realizzate con materiali di recupero come pedane e pallet.
  • Assenza di supporto istituzionale: tutte le spese, dal cibo alle cure veterinarie, sono a carico dei volontari e sostenute tramite donazioni private.
  • Mentalità diffusa: in molte aree vige ancora una forte resistenza alla sterilizzazione, principale causa del continuo aumento di cucciolate indesiderate.
  • Gestione di un numero elevato di cani: oltre ai 48 cani ospitati, i volontari si occupano anche degli animali presenti sul territorio, garantendo loro cibo e monitoraggio.

Il pregiudizio verso alcuni cani

Un’altra battaglia si combatte contro i pregiudizi che rendono alcuni cani “invisibili” e ne complicano l’adozione. Si tratta, come li definisce Mariella, degli “emarginati, quelli che stanno proprio ai bordi”. Tra questi troviamo:

  1. cani di taglia grande: spesso considerati troppo impegnativi per la vita in appartamento, un falso mito che ne limita drasticamente le possibilità
  2. cani di mandria: I cani da pastore o loro incroci, vittime di una gestione che non prevede la sterilizzazione
  3. cani con il manto nero: ancora oggi penalizzati da antiche superstizioni e dalla scarsa resa fotografica, al punto che alcuni li scartano perché “non sono instagrammabili”.

Come aiutare concretamente chi combatte il fenomeno

Il lavoro di associazioni come “I randagi di Niscemi” è fondamentale per gestire l’emergenza del randagismo in Sicilia, ma non può sopravvivere senza un aiuto esterno. Il supporto può arrivare in molte forme, tutte preziose. Come sottolinea Mariella, “siamo aperti a tutte le opzioni in fattore d’aiuto”, perché le necessità sono immense. Con quasi cinquanta cani da sfamare ogni giorno, oltre a quelli monitorati sul territorio, ogni piccolo gesto può fare una grande differenza.

Supporto economico e materiale

L’aiuto più immediato e necessario riguarda i beni di prima necessità. Servono costantemente cibo secco e umido per cani di taglia grande, considerando che molti ospiti pesano dai 35 kg in su. Le donazioni economiche sono altrettanto vitali per coprire le ingenti spese veterinarie, l’acquisto di farmaci, antiparassitari e tutto ciò che serve per la cura e il mantenimento degli animali. Ogni contributo, dalla singola scatoletta a un’offerta più consistente, è un tassello fondamentale per continuare a salvare vite.

L’impegno personale oltre ogni ostacolo

Dietro la lotta al randagismo c’è una scelta di vita radicale. Mariella racconta di aver lasciato la sua casa per trasferirsi in un piccolo casolare di campagna, ereditato dal nonno del marito, pur di garantire spazio e benessere ai suoi cani. “È stata una mia scelta che se potessi tornare indietro nel tempo rifarei un altro miliardo di volte. È una cosa che faccio veramente perché mi riempie dentro“. Un sacrificio che testimonia un amore incondizionato, che non si ferma davanti alle difficoltà, alle critiche o alla stanchezza. Un impegno che, nonostante 18 anni di esperienza, porta ancora con sé una grande emotività: “A distanza di 18 anni piango ancora e mi commuovo ad ogni partenza di un cane verso una nuova famiglia ed una vita felice”.

Una speranza per i cani randagi in Sicilia

La storia di Mariella Blanco e dei “Randagi di Niscemi” è un faro di speranza nel complesso scenario del randagismo siciliano. Dimostra come la dedizione, l’empatia e la tenacia di poche persone possano cambiare il destino di centinaia di animali. Ogni cane salvato non è solo una vita sottratta alla strada, ma l’inizio di una nuova famiglia, un legame che spesso dura nel tempo. “Con gli adottanti si va a instaurare un rapporto molto amichevole”, conclude Mariella, “è una famiglia allargata che comprende un po’ tutta Italia”.

Loredana Verga
Author: Loredana Verga

Ultimo aggiornamento: 26/04/2026

Domande frequenti (FAQ)

Il randagismo in Sicilia rappresenta un’emergenza diffusa. La regione è caratterizzata da un alto numero di cani vaganti, spesso a causa della mancata sterilizzazione e degli abbandoni, con associazioni e volontari che operano in condizioni di grande difficoltà per gestire il fenomeno.

I volontari affrontano numerose sfide, tra cui la mancanza di fondi e di supporto istituzionale, l’assenza di strutture adeguate come canili e rifugi, e una mentalità diffusa che ostacola pratiche essenziali come la sterilizzazione.

Secondo le testimonianze dei volontari, per strada si trovano soprattutto cani considerati “scarti”: cani di taglia grande, cani da pastore (o di mandria) e meticci, che hanno minori probabilità di essere adottati rispetto ai cani di piccola taglia.

I cani dal manto nero sono spesso vittime di antiche superstizioni. Inoltre, la loro resa fotografica è considerata meno efficace, un fattore che nell’era dei social media può penalizzarli, rendendoli meno “desiderabili” per alcune persone perchè non “instagrammabili”.

Molte associazioni, non avendo una struttura convenzionata, operano utilizzando terreni e case private dei volontari. Questi spazi vengono adattati per ospitare gli animali in sicurezza, spesso con soluzioni creative e materiali di recupero.

No, la sterilizzazione non è ancora una pratica consolidata. I volontari segnalano una “mentalità retrograda della non sterilizzazione” come una delle principali cause del continuo proliferare di cucciolate e, di conseguenza, del randagismo.

Non sempre siamo supportati dalle istituzioni che dovrebbero farsi carico del problema. Molte associazioni di volontariato operano senza alcuna convenzione o appoggio economico da parte dei Comuni e devono farsi carico di tutte le spese nonchè della totale responsabilità sul benessere di un essere vivente.

I “cani di mandria” sono i cani utilizzati dai pastori per la gestione del bestiame. Spesso non vengono sterilizzati, e le loro cucciolate finiscono per alimentare il numero di cani randagi sul territorio.

L’impegno è totale. Richiede dedizione 24 ore su 24, sacrifici personali, economici ed emotivi. Spesso i volontari rinunciano alla propria vita sociale e investono tutte le loro risorse per il benessere degli animali.

Si può contribuire in vari modi: con donazioni economiche, invio di cibo (secco o umido), materiali come coperte o farmaci, oppure offrendo visibilità alle associazioni tramite i social media per promuovere le adozioni e la raccolta fondi.

Le informazioni presenti su www.quattrozampeinfamiglia.it sono fornite allo scopo di integrare, non sostituire, le indicazioni del veterinario e del professionista di riferimento.

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