Puntata del 11 marzo 2025 ospite Elena Battaglia
La cannabis terapeutica per animali è un’opzione di trattamento che sta guadagnando terreno, ma che richiede una conoscenza specifica. La Dott.ssa Elena Battaglia, veterinaria pioniera in Italia in questo campo, condivide la sua esperienza su oltre 5.000 pazienti, spiegando come e perché questa terapia sia efficace.
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ToggleCome funziona la cannabis terapeutica negli animali?
La terapia non si basa su un’azione farmacologica tradizionale, ma sulla stimolazione di un sistema che gli animali già possiedono.
L’inizio: un caso personale
L’interesse della Dott.ssa Battaglia è nato da un’esperienza diretta con la sua cagnolina Simba, un incrocio husky di 16 anni. Simba soffriva di artrosi, inizio di demenza senile e una forte fobia dei temporali. I farmaci tradizionali, come cortisone e FANS (anti-infiammatori), agivano solo come palliativi temporanei.
Dopo aver importato dagli Stati Uniti un prodotto specifico a base di canapa, la dottoressa ha notato un cambiamento drastico in soli 4 giorni: Simba non solo aveva migliorato la mobilità, ma aveva anche superato la sua fobia.
Il meccanismo: il sistema endocannabinoide
I cannabinoidi (come CBD e CBG) agiscono sul sistema endocannabinoide, una rete di recettori che gli animali—cani, gatti, cavalli, maiali e persino uccelli—possiedono naturalmente. Questo sistema è presente in tutto il corpo (cervello, polmoni, cuore, cute) e la terapia lo stimola. Come sottolinea la dottoressa, si tratta di un approccio molto naturale.
Per quali patologie è indicata?
Dall’esperienza clinica emerge che la terapia è indicata per molteplici condizioni, soprattutto croniche. La Dott.ssa Battaglia evidenzia l’assenza di controindicazioni gravi su fegato e reni (a differenza di FANS e cortisone), rendendola adatta a terapie a lungo termine. L’unico effetto collaterale comune è che l’animale dorme un po’ di più.
Le applicazioni principali includono:
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Dolore cronico e artrosi: è una delle applicazioni più comuni ed efficaci per ridurre il dolore e migliorare la mobilità negli animali anziani.
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Problemi comportamentali: si è rivelata utile per ansia, fobie (come quella dei temporali) e persino aggressività, poiché rilassa l’animale e lo aiuta a “vedere le cose diversamente”.
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Epilessia: i cannabinoidi mostrano effetti di neuroprotezione utili nel trattamento delle crisi.
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Supporto oncologico (tumori): un punto cruciale è che il THC, in particolare, rallenta i tumori. Si consiglia di iniziare subito la terapia per migliorare anche l’appetito e l’umore del paziente.
Applicazioni pratiche e somministrazione
È fondamentale sfatare alcuni miti e chiarire aspetti pratici fondamentali.
La cannabis terapeutica funziona anche sui gatti?
Sì. La Dott.ssa Battaglia smentisce la leggenda metropolitana che la cannabis sia tossica per i gatti. Al contrario, dalla sua esperienza, nel trattamento delle fobie e dei problemi comportamentali, la terapia sembra funzionare persino meglio sui gatti che sui cani.
Come si somministra e dove si trova?
La terapia si presenta in olio (gocce). La somministrazione deve avvenire lontano dai pasti, altrimenti il principio attivo non si assorbe correttamente. Va data direttamente in bocca o con una minima quantità di cibo (uno snack o un bocconcino).
E’ bene distinguere tra i semplici oli di CBD (spesso non regolamentati) e la vera cannabis terapeutica animali (con THC), che richiede una ricetta veterinaria e viene preparata da farmacie galeniche specializzate.
L’importanza di un veterinario esperto
La Dott.ssa Battaglia conclude con un avvertimento fondamentale: rivolgersi a un veterinario esperto. Il “fai-da-te” è pericoloso. Un professionista non preparato potrebbe sbagliare la formulazione o, peggio, il dosaggio, causando nell’animale un “viaggio” (uno stato confusionale) e spaventandolo, vanificando così la terapia.