Puntata del 27 gennaio 2026 ospite Irene Iandiorio
Il mondo dei rescue di razza è una realtà fondamentale per dare una seconda possibilità a cani che, per i motivi più svariati, si trovano senza una famiglia. Per approfondire il lavoro di chi si occupa di Doberman rescue in Italia, abbiamo intervistato Irene Iandiorio, presidente dell’associazione Dobermanns Angels. Con la sua esperienza ventennale, ci guida alla scoperta del carattere di questi cani e del complesso ma gratificante lavoro che si nasconde dietro ogni recupero.
Indice dei contenuti
ToggleLa storia di Dobermanns Angels, pioniere dei Doberman rescue in Italia
L’associazione nasce da un’idea tanto semplice quanto potente: creare una rete di aiuto specifica per i Doberman in difficoltà. “La nostra associazione è nata nel 2008 ed è una delle primissime associazioni rescue di razza in Italia”, spiega Irene Iandiorio. All’epoca, questa era una realtà quasi inesplorata. “Eravamo tutte delle ragazze molto giovani, appassionate della razza, e alcune di noi avevano già esperienze di volontariato generico”. È stato proprio durante queste esperienze che si sono rese conto della grande quantità di Doberman abbandonati o bisognosi di ricollocamento. Da lì, la decisione di fondare un’organizzazione mirata, capace di comprendere e gestire le specifiche necessità di questa razza, considerate le sue delicatezze.
Come opera un’associazione Doberman rescue in Italia?
Una delle domande più frequenti riguarda la logistica di un’organizzazione come Dobermanns Angels. Non avendo una struttura di proprietà, l’associazione ha sviluppato un modello operativo flessibile ed efficace, basato su una rete di collaborazioni e supporto. “Non abbiamo una struttura di nostra proprietà”, conferma Irene, “perché all’epoca non avevamo i fondi e, operando prevalentemente al nord, i costi e le complicazioni burocratiche erano notevoli”.
Collaborazione con pensioni private
Per garantire un luogo sicuro ai cani recuperati, Dobermanns Angels ha selezionato nel tempo delle strutture di fiducia.
Due in particolare: a Salsomaggiore, in provincia di Parma e in provincia di Verona. “Con queste due pensioni abbiamo creato un ottimo rapporto di collaborazione e ci hanno dato fiducia nella gestione dei nostri cani”, sottolinea Irene.
L’importanza degli stalli casalinghi
Non tutti i cani possono essere inseriti in una pensione. Per i soggetti più fragili o con esigenze particolari, la soluzione migliore è lo stallo casalingo.
- Volontari dell’associazione: spesso sono le stesse volontarie a offrire la propria casa.
- Privati di fiducia: persone che mettono a disposizione spazio e tempo, a volte gratuitamente, a volte a pagamento.
In ogni caso, l’associazione si fa carico di tutte le spese necessarie, dalle visite mediche alle terapie. “Noi ci facciamo carico di tutto, chiediamo solo la disponibilità di spazio e tempo”.
Da dove arrivano i cani e come si finanzia un Doberman rescue
L’impegno di un’associazione rescue si estende ben oltre i confini regionali, affrontando situazioni complesse e sostenendosi grazie alla generosità della comunità.
La provenienza dei cani
I cani aiutati da Doberman Rescue Italia arrivano da contesti molto diversi. “I cani arrivano da tutta Italia, e qualche volta anche dall’estero”, precisa Irene. Molti vengono recuperati vaganti sul territorio, spesso senza microchip. Altri provengono da cessioni di privati, le cui motivazioni sono tanto variegate quanto sconcertanti. Infine, una parte significativa dei cani arriva da sequestri giudiziari, situazioni complesse in cui l’associazione interviene per garantire il benessere degli animali.
Le fonti di finanziamento
Sostenere un’attività di questa portata richiede un flusso costante di risorse. L’associazione si finanzia principalmente attraverso il supporto della sua community. Il 5×1000 “copre circa un terzo delle spese”, permettendo di mantenere un certo numero di cani. Il resto proviene dalle donazioni di sostenitori, adottanti e simpatizzanti, oltre che da campagne di raccolta fondi specifiche lanciate per coprire interventi chirurgici o altre spese straordinarie.
Il carattere del Doberman: cosa sapere prima dell’adozione
Comprendere a fondo il carattere del Doberman è il primo passo per una convivenza felice. Irene Iandiorio sfata alcuni miti e chiarisce i punti fondamentali di questa razza. Il Doberman è prima di tutto un cane da difesa e non un cane da guardia. “Questo cosa vuol dire? Che non è un cane da giardino, non è un cane da spazi aperti e da solitudine. È un cane che necessita di una vita molto stretta con il proprio referente”. Viene definito scherzosamente cane cozza o cane francobollo, proprio per il suo bisogno di contatto fisico e vicinanza con la famiglia. È un cane dinamico, che richiede attività fisica e mentale per sfogare le sue energie e rafforzare il legame con il proprietario.
Adottare un Doberman fa bene al cuore
In conclusione, il messaggio di Irene è un invito a guardare oltre gli stereotipi. Adottare un Doberman da un rescue è un’esperienza che arricchisce profondamente. “Il nostro motto è adottare un Doberman fa bene al cuore“, afferma con convinzione. “Quello che spesso ci viene detto dagli adottanti è che non sono loro ad aver salvato il cane, ma il cane ad aver salvato loro”. Un compagno di vita speciale, capace di donare un affetto incondizionato.